alimentazione vegetale: La scelta più significativa per ridurre il nostro l’impatto ambientale

alimentazione vegetale

Un approfondimento sull’importanza di un’alimentazione vegetale: alla scoperta del “Plant Based Treaty

Alla base dell’adozione di stili di vita un po’ più sostenibili, per ridurre il nostro impatto ambientale, vi è una scelta consapevole. Si tratta, tuttavia, di un percorso e in quanto tale è necessario procedere un passo alla volta, compatibilmente con le proprie risorse e necessità.

Sono tante le piccole azioni che possiamo integrare nella nostra quotidianità: iniziare a scegliere di limitare l’uso dell’auto privata in favore di soluzioni meno impattanti di mobilità sostenibile (come bici o mezzi pubblici), ridimensionare i nostri acquisti di fast fashion, prediligendo seconda mano e brand che operano in un’ottica circolare dell’economia. Possiamo ridurre i nostri consumi e imparare a riparare gli elettrodomestici o altri beni invece che sostituirli al primo graffio, possiamo fare la spesa sfusa al mercato agricolo… Eppure, c’è un’abitudine che possiamo integrare che è quella che in assoluto potrà aiutarci ad abbattere drasticamente il nostro impatto sull’ambiente più di qualsiasi altra cosa, ovvero avvicinarci ad un’alimentazione vegetale.

Come avvicinarsi a un’alimentazione vegetale?

Le abitudini alimentari sono un tema delicato da affrontare per molteplici fattori: quel che dobbiamo sapere è che anche solo ridimensionare e diminuire i consumi di derivati animali è la scelta più significativa che possiamo assumere per ridurre il nostro impatto ambientale. Di nuovo, è importante procedere per gradi e avvicinarsi un po’ alla volta al cambiamento. Come possiamo farlo? Magari provando a scegliere uno o due giorni a settimana in cui mangiare vegetale, durante i quali si avrà la possibilità di scoprire nuovi luoghi, ricette, sapori e soprattutto sperimentare la creatività in cucina. Oppure si può provare partendo da un unico pasto (ad esempio, la colazione) rendendolo completamente vegetale per aggiungerne man mano altri quando ci si sente pronti.

I benefici di un’alimentazione vegetale

Sono molti i benefici di questo tipo di dieta: per comprenderli a fondo, la cosa migliore da fare è provare l’alimentazione vegetale per un periodo e poi trarne le proprie conclusioni.

  • Beneficio ambientale: gli allevamenti intensivi sono causa di emissioni di ingenti quantità di gas serra, nonché tra i maggiori responsabili di deforestazioni. Scegliere di non contribuire a questa industria e a tutto ciò che essa comporta (emissioni, deforestazioni, maltrattamenti e violenza) è la scelta più sostenibile che possiamo adottare.
  • Benefici in termini di salute: come dichiarato anche dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) un’importante riduzione di carne e dei derivati animali giova alla salute. Le carni rosse, soprattutto, così come gli insaccati rappresentano dei fattori di rischio per numerose patologie.
  • Benefici economici: gli alimenti più costosi sono quelli legati all’industria animale. Una dieta vegetale a base di frutta e verdura (meglio se di stagione e locali), legumi, cereali, alghe, frutta secca e tutto ciò che non deriva da una lavorazione animale, costa meno e ci aiuterà ad abbattere i costi della spesa.
  • Benefici etici: infine, ma non meno importante, per chi è sensibile al tema, ridurre o eliminare il consumo di prodotti di derivazione animale ci consente di tutelare delle vite di esseri senzienti.

risorse a tema per approfondire

1) Un libro utile è senza dubbio quello della Dott.ssa Silvia Goggi “E’ facile diventare un po’ più vegano” Ed Rizzoli. La dottoressa Goggi anche attraverso i propri canali social ( Instagram: @silviagoggi ) porta avanti un importante lavoro di sensibilizzazione sull’alimentazione vegetale e come avvicinarsi a essa.

2) Un interessante studio su Our World in Data, segnalato nella newsletter “Il colore verde” #141 del giornalista Nicolas Lozito, dimostra come incide molto di più focalizzarsi su ciò che mangiamo rispetto ad altri fattori come km zero o packaging. I trasporti, ad esempio, incidono molto meno rispetto alle emissioni della filiera produttiva. A questo link la fonte di grafico riportato qui sotto che rappresenta l’impatto di quel che mangiamo.

3) A dimostrazione di quanto impattanti siano le nostre scelte alimentari, condivido infine uno straordinario esperimento portato avanti da Chiara Ratti e Francesca Fariello di Cibosupersonico: IMPATTO SOTTO ZERO

Chiara e Francesca hanno preso spunto da un’analoga iniziativa di Paola Maugeri: prima nel 2021 e poi nel 2022, hanno vissuto per 21 giorni a impatto sotto zero. Come? Spegnendo il gas e l’elettricità, mangiando vegetale e senza acqua calda, avvalendosi di un pannello solare per l’energia e non usando l’auto. Ogni gesto è stato documentato e calcolato nelle emissioni totali: e proprio durante questa documentazione dei 21 giorni è emerso che l’abitudine che in assoluto rappresenta l’impatto maggiore in termini ambientali è proprio legata all’alimentazione e che un’alimentazione a base vegetale è ciò che in assoluto più di ogni altra cosa può aiutarci a ridurre drasticamente il nostro impatto. Come si legge sul sito di Cibosupersonico “Non c’è alcuna battaglia globale che possiamo vincere singolarmente. Ma uniti sì, possiamo davvero salvare il mondo.”

Il Plant Based Treaty

Il Plant Based Treaty è una iniziativa che nasce nel 2021 come complemento dell’accordo UNFCCC/Parigi: si tratta di una campagna progettata per mettere i sistemi alimentari in prima linea nella lotta contro i cambiamenti climatici.

Di seguito un estratto dal sito ufficiale:

“ Modellato sul popolare Trattato sui combustibili fossili, il Plant Based Treaty mira a fermare il diffuso degrado degli ecosistemi critici causato dall’agricoltura animale e a promuovere un passaggio a diete più sane e sostenibili a base vegetale. Stiamo esortando scienziati, individui, gruppi, aziende e città ad appoggiare questa chiamata all’azione e a fare pressione sui governi nazionali per negoziare un trattato internazionale Plant Based Treaty”.

Le richieste principali sono tre che si articolano in vari sottopunti (tutti visionabili sul sito ufficiale):

  1. La prima è legata all fermare l’aumento del problema.
    Nessun cambiamento di destinazione d’uso dei terreni, compresa la deforestazione, per l’agricoltura animale.
    Quindi stop a nuovi allevamenti, mattatoi, stop alla conversione dell’agricoltura vegetale in agricoltura animale, stop al disboscamento per far spazio ad allevamenti. Ma comprende anche la protezione attiva dei popoli indigeni e lo stop alle esportazioni di animali vivi.
  2. Il secondo punto riguarda il reindirizzamento, ovvero fermare le forze trainanti del problema attraverso la Promozione di alimenti a base vegetale e transizione attiva da sistemi alimentari a base animale a sistemi a base vegetale.
    I punti sono legati al dichiarare emergenza climatica, porre la sicurezza alimentare come priorità per tutte le nazioni, riconoscere il ruolo dei piccoli agricoltori e integrare l’alimentazione vegetale nei piani d’azione per il clima e implementare programmi educativi nelle scuole.
  3. Il terzo e ultimo punto riguarda il ripristino e guarire attivamente il problema costruendo al contempo la resilienza e mitigando il cambiamento climatico. Ripristinare gli ecosistemi chiave e riforestare la terra attraverso progetti di rimboschimento e progetti sul ripristino degli oceani, ripristino di ecosistemi degradati essenziali per i cicli di assorbimento del carbonio, aumento di alberi nelle aree urbane e corridoi per la fauna selvatica.

Si tratta di una iniziativa ambiziosa con sempre maggiore risonanza e impatto mediatico. Per scoprire i modi in cui aderire alla campagna è possibile visitare il sito ufficiale: https://plantbasedtreaty.org/it/