vivere con lentezza è un atto rivoluzionario

vivere lentamente

nella società della performance, Vivere con lentezza è un atto rivoluzionario

“Quanta fretta, ma dove corri? Dove vai?” cantava Bennato nel ’77. Forse, dovremmo continuare a chiedercelo: dove andiamo, sempre, con tutta questa fretta?

Il contesto culturale in cui viviamo, ci ha insegnato a correre ininterrottamente, a ottimizzare il tempo (che non è mai abbastanza), a ottimizzare le performance, a inseguire il prossimo acquisto inutile come se magicamente, al traguardo, la felicità si palesasse. “Chi si ferma è perduto” dice un vecchio proverbio. E se invece fosse proprio il contrario, ovvero che solo chi si ferma, si salva? E se invece la felicità fosse qualcosa che può accompagnarci lungo tutto il percorso, invece che che un premio alla fine di questa affannosa rincorsa?

La società occidentale riconduce il valore di una persona al guadagno economico percepito e dunque alla sua capacità di acquisto e consumo. Più lavori – sacrificando il tuo tempo di vita – più guadagni (e spendi), più vali. Più consumi, più vali.

Questo paradigma origina da un modello patriarcale.

I modelli a cui aspirare, in questo contesto distorto, derivano da una visione filtrata dalla prospettiva dell’uomo bianco, cisgender, etero e proprietario. Qualsiasi essere vivente che non rientri con precisione nei canoni di ricchezza, etnia, specie, genere, fede, aspetto fisico dominanti, diventa in automatico dominato e per questo il valore percepito é ridotto.

In questo contesto, per affermare il proprio valore come individui ed essere riconosciute o riconosciuti bisogna correre senza fermarsi mai (perché chi si ferma ha tempo di pensare e il sistema non vuole esseri pensanti): bisogna lavorare senza sosta per guadagnare sempre più soldi da spendere in maniera irresponsabile (a scapito del tempo di vita e dell’ambiente), bisogna consumare in maniera bulimica e acritica. Consumare velocemente e passare subito al consumo successivo.

Assumere consapevolezza di queste dinamiche tossiche per potersene discostare, é il seme del cambiamento di cui abbiamo bisogno.

Fare dieci passi indietro, riassumere autodeterminazione dei corpi, del proprio tempo e delle scelte (o non-scelte) di consumo, vivere con lentezza e consapevolezza senza rincorrere modelli malsani di performance, sono strumenti essenziali per cambiare il sistema.

Il valore (termine improprio) di una persona prescinde da posizione economica, genere, fede, etnia, specie, provenienza geografica, proprietà. Il valore di una persona risiede nella coscienza, nel rispetto per la vita e per l’autodeterminazione altrui. Risiede nella gentilezza e nella capacità di offrire supporto a chi si trova in una situazione di debolezza.

Rallentiamo e riprendiamoci il nostro tempo, che è quanto di più prezioso abbiamo, e impariamo ad affermare e riconoscere il nostro valore a prescindere da tutto ciò che ci é sempre stato insegnato che lo determinasse.

Decostruiamo questo paradigma culturale patriarcale tossico per ricostruire una nuova cultura di rispetto per la vita, di lentezza ed empatia.